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Tutti più a rischio o tutti più lenti



E' scoppiato quello che possiamo considerare il più grosso scandalo informatico degli ultimi anni e gli utenti/clienti saranno, molto probabilmente, i soli a rimetterci.

Andiamo per ordine: il 4 gennaio è stato reso pubblico che le CPU Intel sono vulnerabili ad un attacco exploit che potrebbe permettere il furto di dati sensibili: la notizia si è rivelata subito errata in quanto il problema è legato anche ad altri marchi oltre ad esserci una complicità software. Intel ha subito dichiarato di essere al lavoro per la risoluzione del problema e questa ci pare una cosa buona.

Quello che ci risulta più preoccupante sono altre 2 questioni molto importanti. Per prima cosa sembra che l'alta dirigenza di Intel era al corrente del problema già da molto tempo e abbia messo comunque in commercio i dispositivi incuranti delle conseguenze. Sembra inoltre che alcuni pezzi grossi abbiano provveduto già qualche mese fa a levare le tende con tanto di buonuscita.

Siamo ancora scottati dal comportamento di Apple nel rallentare i dispositivi a nostra insaputa. Cosa c'entra? Si ricollega all'unica soluzione trovata per questo odierno problema: rallentare tutte le CPU.

I sistemi operativi riceveranno una patch a breve che mette al riparo l'utente da possibili attacchi, ma rallentando i processori dal 5% al 30%.

Intel rassicura che il rallentamento non sarà avvertibile dall'utente comune, ma ci chiediamo: e l'utente business? E l'utente Gaming? Certo chi avrà deciso di spendere 400 euro per sfruttare a dovere una CPU che a breve verrà rallentata in modo consistente non sarà per niente felice. Si respira aria di Class Action.


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